Perché la tasca gengivale non si chiude da sola
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Revisione medica di Dott. Lorenzo Del Dotto, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Lucca n. 608 — verificato il 05.10.2026
Chi si cura a Pistoia · 5 ottobre 2026 · 6 min di lettura
Riassunto:
Tasca gengivale a Pistoia: come la misuro, quando basta la levigatura e quando no. Te lo spiego con parole semplici, senza allarmi.
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La tasca gengivale è lo spazio che si apre fra il dente e la gengiva quando l'attacco si stacca: oltre i tre o quattro millimetri lo spazzolino non arriva più e dentro restano placca e tartaro. Non si richiude da sola, ma nella maggior parte dei casi si tratta senza bisturi: si pulisce a fondo la radice e si rimisura dopo qualche settimana.
Sono Lorenzo Del Dotto, odontoiatra: in Via Niccolò Machiavelli 27, a Pistoia, mi occupo di parodontologia, cioè della cura delle gengive e dell'osso che tiene in piedi i denti.
Perché fra dente e gengiva si apre una sacca?
Perché l'infiammazione cronica scolla le fibre che tengono la gengiva aderente alla radice, e lo spazio che rimane diventa una sacca gengivale che si riempie di placca.
In una bocca sana fra dente e gengiva c'è un solco di uno o due millimetri. Lo spazzolino lo pulisce, il filo ci passa. Quando quel solco si approfondisce, l'igiene di casa smette di arrivare in fondo.
Dentro, al riparo, i batteri lavorano tranquilli. Il tartaro si deposita sulla radice, il tessuto gengivale si gonfia, il solco diventa più profondo ancora. È un circolo che da solo non si inverte.
Come capisco se è una tasca vera o solo gonfiore?
Con la sonda millimetrata, sei punti per dente: la profondità misurata, letta insieme alla radiografia, dice se l'osso è ancora al suo posto o se è stato perso.
- La pseudotasca. La gengiva è gonfia e copre più dente del dovuto, ma l'attacco tiene: spesso rientra con l'igiene professionale e con uno spazzolamento corretto.
- La tasca vera. L'attacco si è staccato e l'osso è calato: qui la misura resta profonda anche quando il gonfiore scende.
- Il sanguinamento alla sonda. Non è un dettaglio. Una sacca che sanguina è una sacca attiva, e va rivista a distanza.
Quattro millimetri sono il confine pratico oltre cui lo spazzolino non arriva. Cinque, sei o sette cambiano il piano di cura, non la diagnosi.
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Perché il molare dà più filo da torcere degli altri denti?
Perché ha due o tre radici e una biforcazione: su un molare la tasca gira dietro una curva, dove la sonda entra male e lo spazzolino non entra affatto.
C'è poi la posizione. I molari stanno in fondo, fra lingua e guancia, e sono i denti che le persone spazzolano per ultimi e di fretta.
Per questo i segnali arrivano tardi: alito cattivo che torna sempre, un cattivo sapore dallo stesso lato, a volte il dente che comincia a muoversi appena. Quando succede, la profondità lì dietro è in genere già alta.

Cosa cambia quando la tasca gengivale è infiammata?
Cambia il sintomo, non la sostanza: pressione sorda, gusto sgradevole, margine rosso che sanguina e qualche volta una goccia di secrezione quando premi con il dito.
Il fastidio va e viene, e questo inganna. Passa qualche giorno con i collutori, poi torna.
Attenzione a non confondere i due dolori. Un dente che pulsa di notte e reagisce al caldo parla più spesso del nervo interno, e quello si affronta con la cura canalare. Il dolore della gengiva è diffuso, legato alla masticazione e al tocco.
Le immagini che trovo in rete mi dicono qualcosa?
Poco: due gengive identiche in fotografia possono avere profondità molto diverse, perché la sacca sta sotto il margine e in foto non si vede.
Guardare immagini è legittimo, serve a dare un nome a quello che si sente. Ma non sostituisce il numero sulla sonda.
Quello che guardo io è la cartella parodontale: le misure di oggi messe accanto a quelle di sei mesi prima. È lì che si capisce se la situazione è ferma o se si sta muovendo. Una foto non lo dice.
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Quando non serve toccare la tasca con la chirurgia?
Quasi sempre all'inizio. Prima viene la via più semplice: pulire a fondo la radice con il controllo del dolore concordato con te, e rimisurare dopo sei-otto settimane.
- Prima la levigatura. La levigatura radicolare chiude molte tasche di media profondità senza bisturi e senza punti.
- Prima le abitudini. Fumo, scovolini della misura giusta, diabete tenuto sotto controllo: su questo si gioca metà del risultato, e non lo decido io.
- Poi, solo se resta. Se alla rivalutazione una sacca profonda sanguina ancora, allora si discute del passo chirurgico. È un passo successivo, mai il primo.
- Quando il dente non si tiene più. Se l'osso è andato, insistere non conviene: si valuta l'estrazione e, a gengive sane, si parla eventualmente di impianti dentali.
Il percorso completo, con le fasi e i controlli, lo trovi nella pagina sulla cura della parodontite.
Come arrivano in studio da Pistoia e dai comuni intorno?
Via Niccolò Machiavelli 27 è a due passi dal raccordo e ha un parcheggio riservato ai pazienti; la stazione di Pistoia è a dieci minuti a piedi.
Seguo persone del Bottegone, di Candeglia, di Pontelungo e di Capostrada, e molte che arrivano da Quarrata, Agliana, Montale, Serravalle Pistoiese o Casalguidi. Chi lavora in città spesso viene nella pausa.
Siamo aperti dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19. La prima mappatura delle gengive richiede circa quaranta minuti; un controllo di rivalutazione ne richiede venti. Se vuoi vedere tutto quello che facciamo qui, c'è la pagina dello studio di Pistoia.
Il primo passo è una visita: con la sonda e una radiografia mettiamo numeri al posto delle sensazioni, e capiamo se la gengiva va seguita o curata. Puoi partire da una prima visita, chiamando lo 0573 32937 o prenotando su https://prenota.adamanti.it/prenota/pistoia.
Domande frequenti
No. Il tartaro sotto il margine non si scioglie con i collutori e non si spazzola via. Con l'igiene di casa si riduce il gonfiore, e questo fa sembrare che vada meglio, ma la profondità misurata resta la stessa finché la radice non viene pulita.
Fino a tre millimetri siamo in un solco che si pulisce da sé. Da quattro in su lo spazzolino non arriva e il punto va seguito. Sopra i cinque, con sanguinamento, serve un trattamento vero e una rivalutazione a distanza.
Il controllo del dolore lo concordiamo prima della seduta e lo adattiamo a quello che riferisci mentre lavoriamo. Nei due o tre giorni dopo la gengiva può essere sensibile al freddo e un po' indolenzita. Ti spiego prima cosa aspettarti, seduta per seduta.
Perché la biforcazione fra le radici è un punto che l'igiene domestica non raggiunge, qualunque spazzolino si usi. Su quei denti servono scovolini della misura corretta e controlli più ravvicinati rispetto al resto della bocca.
Sì, è anzi il modo più sensato di cominciare. Si misura, si fa la radiografia se serve, e ti dico cosa vedo. Nessun impegno a iniziare una cura nella stessa giornata.
Questa guida è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Cura della parodontite a Pistoia >
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Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente!
Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti!
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Scritto e revisionato da Dott. Lorenzo Del Dotto · Chi si cura a Pistoia.