Come curare la parodontite senza arrivare all'estrazione
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Revisione medica di Dott. Lorenzo Del Dotto, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Lucca n. 608 — verificato il 06.10.2026
Chi si cura a Pistoia · 6 ottobre 2026 · 6 min di lettura
Riassunto:
Come curare la parodontite a Pistoia: cosa guardo in visita, le fasi della terapia e quando si valuta la chirurgia. Guida del Dott. Del Dotto.
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Come curare la parodontite: si parte dalla misurazione delle tasche gengivali, poi si disinfetta sotto gengiva radice per radice e solo dopo si valuta se serve un passo chirurgico. La malattia si tiene sotto controllo, non si cancella: l'osso già perso non torna, ma il peggioramento si può fermare con controlli regolari.
Sono il Dott. Lorenzo Del Dotto e in Via Niccolò Machiavelli 27, a Pistoia, mi occupo di parodontologia: gengive che sanguinano, tasche profonde, denti che hanno iniziato a muoversi.
La parodontite si può curare o solo tenere sotto controllo?
Si cura nel senso di fermarla: l'obiettivo è spegnere l'infiammazione e togliere il batterio dalle tasche, non far ricrescere l'osso già riassorbito.
Chi cerca come si cura la parodontite ha spesso già letto che è una malattia cronica. È vero. Cronica però non vuol dire ingovernabile: vuol dire che va seguita nel tempo, come la pressione alta.
Ecco su cosa possono incidere le cure:
- Il sanguinamento. Tende a ridursi quando la gengiva torna chiusa e pulita.
- La profondità delle tasche. Da sei o sette millimetri si può scendere verso valori che lo spazzolino raggiunge.
- La mobilità. Un dente che balla per infiammazione in molti casi si rassoda; se balla per osso mancante, al massimo si stabilizza.
- L'osso. Quello perso resta perso, salvo casi selezionati in cui si può tentare una rigenerazione.
Cosa guardo in visita prima di scegliere le cure?
Misuro tasca per tasca con una sonda millimetrata e confronto i numeri con le radiografie: senza quei dati qualunque terapia è a occhio.
Il sondaggio parodontale è noioso ma decide tutto. Sei punti per ogni dente, il sanguinamento annotato, le recessioni, la mobilità. Da lì nasce la mappa della bocca.
Durante la prima visita guardo anche le abitudini: fumo, diabete, digrignamento, igiene a casa. Sono i fattori che fanno ricadere una parodontite già trattata.
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Quante sedute servono per pulire sotto la gengiva?
Di solito da due a quattro sedute, un settore per volta, più un controllo dopo circa due mesi per rimisurare le tasche.
Si lavora sotto il margine gengivale, radice per radice, con l'anestesia che valuto caso per caso insieme al paziente: è il cuore della levigatura radicolare e in molti casi è l'unica fase necessaria. Niente bisturi.
Al controllo si rimisura. Dove le tasche sono rientrate si passa al mantenimento; dove restano profonde si ragiona sul passo successivo, come spiego nella pagina sulla cura della parodontite.

Quando non serve la chirurgia gengivale?
Quasi sempre si parte senza chirurgia: se dopo la terapia non chirurgica le tasche sono scese e il sanguinamento è spento, il bisturi resta fuori dal piano.
La via meno invasiva viene prima. Il passo chirurgico lo considero solo per i siti che restano profondi e continuano a sanguinare dopo la prima fase, e solo quando l'igiene domiciliare è diventata buona.
Ci sono poi situazioni in cui preferisco rimandare:
- Fumo importante. Finché resta, la guarigione dei tessuti è più incerta e il beneficio atteso si riduce.
- Diabete non compensato. Prima si lavora con il medico curante, poi si valuta il passo chirurgico.
- Igiene a casa ancora insufficiente. Operare una bocca che non si pulisce significa ricominciare da capo.
Perché un dente che si muove non va estratto subito?
Diversi denti mobili si possono recuperare: la mobilità spesso cala quando l'infiammazione si spegne, quindi la decisione sull'estrazione arriva dopo la terapia, non prima.
A volte il dolore nasce dal nervo e non solo dalla gengiva. In quei casi serve una valutazione di endodonzia per capire da dove parte l'infezione.
Quando un dente è davvero perso, la sostituzione si affronta a parodontite spenta: su gengive ancora infiammate gli impianti dentali non sono la strada, perché il rischio di perimplantite è concreto.
Ogni quanto devo tornare dopo le cure?
Ogni tre o quattro mesi nei primi anni: è il mantenimento, e in questa malattia pesa quanto la terapia iniziale.
Lo studio è in Via Machiavelli 27, vicino al raccordo, con il parcheggio riservato ai pazienti; chi arriva in treno impiega dieci minuti a piedi dalla stazione di Pistoia. Siamo aperti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19.
Seguo persone che vengono dal Bottegone, da Candeglia e da Capostrada, e altre che arrivano da Agliana, Quarrata, Montale o Serravalle Pistoiese: per loro il controllo trimestrale regge solo se si incastra in mezz'ora di strada, non in una giornata.
Per questo tengo le sedute di mantenimento corte e scaglionate. Altre guide per chi cerca a Pistoia raccontano i singoli passaggi.
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Il primo passo è una visita con il sondaggio parodontale: mezz'ora per capire se è gengivite o parodontite e quanto osso è in gioco. Chiama lo 0573 32937 o fissa l'appuntamento su prenota online, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19.
Domande frequenti
Non si guarisce come si guarisce da una carie otturata: l'obiettivo è portare la malattia in una fase stabile e tenerla lì con i controlli. Molte persone che seguono il mantenimento convivono bene con i propri denti per anni. Chi lo interrompe, spesso torna a sanguinare nel giro di pochi mesi.
La fase iniziale dura in genere tra le quattro e le otto settimane, con una seduta per settore. Il controllo di rivalutazione arriva circa due mesi dopo la fine, perché i tessuti hanno bisogno di tempo per rimarginare. Solo a quel punto si sa se serve altro.
No: la detartrasi lavora sopra il margine gengivale, mentre la parodontite vive dentro la tasca, a quattro o più millimetri di profondità. Serve la strumentazione sottogengivale. La pulizia resta però un passaggio indispensabile prima e dopo.
Il controllo del dolore si imposta prima della seduta: ne parliamo in visita e, dove serve, si ricorre all'anestesia locale. Nei giorni seguenti possono comparire sensibilità al freddo e gengive indolenzite, che in genere rientrano. Se il fastidio persiste, va riferito al controllo.
In parte può risalire quando il gonfiore si riduce, ma la recessione dovuta a perdita di osso in genere resta visibile. A volte, a infiammazione spenta, si possono valutare soluzioni per coprire il colletto esposto. È una scelta che viene dopo la stabilizzazione, non prima.
Lo spazzolino va usato due volte al giorno con tecnica corretta e, soprattutto, va aggiunta la pulizia fra i denti con filo o scovolino della misura giusta. Senza quel passaggio la tasca si ricolonizza rapidamente. Al primo controllo verifichiamo insieme i punti che restano scoperti.
Questa guida è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Cura della parodontite a Pistoia >
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Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente!
Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti!
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Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
Competenza e cura meticolosa dei problemi dentali del paziente. Molto consigliato.
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Scritto e revisionato da Dott. Lorenzo Del Dotto · Chi si cura a Pistoia.