4 segnali che la fistola gengivale viene dal dente
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Revisione medica di Dott. Lorenzo Del Dotto, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Lucca n. 608 — verificato il 27.09.2026
Chi si cura a Pistoia · 27 settembre 2026 · 6 min di lettura
Riassunto:
Fistola gengivale che non si chiude: da dove nasce, come la riconosco e cosa faccio nello studio di Via Machiavelli a Pistoia.
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La fistola gengivale è il forellino da cui esce pus: la via di fuga che un'infezione si è scavata per uscire in superficie. Quasi sempre nasce da una radice o da una tasca infetta, non dalla gengiva. Per questo non si chiude da sola: il foro si asciuga, poi torna.
Sono il Dott. Lorenzo Del Dotto, odontoiatra dello studio di Via Niccolò Machiavelli 27 a Pistoia, dove mi occupo di parodontologia ed endodonzia.
Perché sulla gengiva si è aperto un foro che butta?
Perché il pus ha scavato la strada più corta per uscire.
Un'infezione chiusa dentro l'osso fa pressione. L'osso si riassorbe, la mucosa si assottiglia e si apre un tramite: quel puntino bianco o rossastro, spesso in cima a una pallina di gengiva, è la fine del tunnel. Il gonfiore cala, il sapore salato resta.
Le origini sono poche e molto diverse fra loro:
- Dal nervo del dente. Una carie profonda, o un dente già devitalizzato con batteri rimasti nei canali: l'infezione parte dall'apice della radice.
- Dalla tasca gengivale. Placca e tartaro sotto il bordo scavano una tasca profonda, che a un certo punto sfoga verso l'esterno.
- Da una frattura. Una radice incrinata, un perno, un trauma di anni prima che nessuno ha collegato a niente.
- Da un residuo. Un frammento di radice rimasto dopo un'estrazione, oppure un dente del giudizio incluso e infetto.
La fistola gengivale guarisce da sola se smette di fare male?
No: il dolore sparisce proprio perché il pus ha trovato uno scarico.
È la trappola più comune. La fistola è un drenaggio spontaneo: finché resta aperta la pressione non sale, quindi il dente tace. Molti convivono così per mesi, alternando periodi in cui il foro si asciuga a periodi in cui ricomincia a secernere.
Sotto, l'infezione continua a lavorare. Il foro non è la malattia: è la sua finestra.
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Come capisco se la fistola nasce dal dente o dalla gengiva?
Con una visita e una radiografia: a occhio i due casi si somigliano troppo.
In studio la sequenza è sempre la stessa. Provo la vitalità del dente sospetto, lo percuoto, sondo la gengiva intorno millimetro per millimetro e leggo una lastra endorale. Quando il foro è lontano dalla radice, faccio scorrere un filo di guttaperca nel tramite e ripeto la lastra: il filo indica il punto di partenza.
La differenza cambia tutto il percorso. Se l'origine è il nervo si lavora dentro il canale, con l'endodonzia. Se è la tasca, si lavora sulla radice dal lato della gengiva. Una prima visita con radiografia chiarisce il quadro in una seduta.

Convivo con una fistola da anni: cosa è cambiato sotto?
Il foro resta minuscolo, la perdita di osso intorno no.
Le fistole vecchie sono le più silenziose e quelle che fanno più danno. Il tramite si epitelizza, diventa un canale stabile, e l'infiammazione cronica consuma l'osso di supporto. Il dente comincia a muoversi, a spostarsi, a dare fastidio solo quando mastichi qualcosa di duro.
A quel punto la domanda non è più «come chiudo il foro», ma «questo dente si tiene». A volte sì, con la cura della parodontite o un ritrattamento del canale. A volte no: si valuta la sostituzione, e gli impianti dentali entrano nel discorso solo dopo che l'infezione è spenta.
Quando non serve toccare il foro e si parte da altro?
Quasi sempre: il tramite non si taglia e non si cauterizza, si chiude quando la causa è spenta.
La via meno invasiva viene prima. Nella maggior parte dei casi parto dalla pulizia profonda e dalla levigatura delle radici, oppure dalla terapia canalare del dente responsabile. Il foro si asciuga in pochi giorni e si richiude da sé.
La chirurgia della gengiva viene dopo, e solo se resta un difetto che non si ripulisce. Sciacqui e collutori da soli non bastano: agiscono in superficie, non sul fondo.
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Quanto tempo chiede il percorso e come si arriva in studio?
La prima valutazione con radiografia sta in una seduta; la cura dipende da cosa si trova.
Lo studio è in Via Machiavelli 27, vicino al raccordo, con il parcheggio riservato ai pazienti: chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale o Casalguidi entra ed esce senza girare in centro. Dalla stazione di Pistoia sono dieci minuti a piedi.
Riceviamo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19. Da Bottegone, Candeglia e Pontelungo molti pazienti passano prima del lavoro. Il resto di quello che facciamo qui è sulla pagina del dentista a Pistoia.
Il primo passo è una visita: guardiamo il foro, facciamo una lastra e capiamo da dove arriva l'infezione. Chiama lo 0573 32937, scrivi al 331 6607774 o prenota la visita su https://prenota.adamanti.it/prenota/pistoia. Parlarne non ti impegna a iniziare nessuna cura.
Domande frequenti
Gli sciacqui riducono la carica batterica sulla superficie e possono far sembrare il foro asciutto per qualche giorno. Non raggiungono l'apice della radice né il fondo di una tasca profonda. Quando finisce l'effetto, il tramite tende a riaprirsi.
Anche anni: proprio l'assenza di dolore la rende così longeva. Nel frattempo l'osso intorno alla radice si riduce, e il margine per salvare il dente si riduce con lui. Per questo conviene farla valutare quando è ancora recente.
Le immagini aiutano a riconoscere il forellino, non a stabilire da dove parte. Una lesione di origine endodontica e una di origine parodontale possono apparire identiche in bocca. Serve la lastra, insieme alle prove di vitalità e al sondaggio.
Perché una devitalizzazione fatta anni fa può avere canali non raggiunti, ricorsivi o riaperti da una fessura nella corona. I batteri restano lì e continuano a spingere verso l'apice. In questi casi si valuta un ritrattamento del canale prima di qualunque altra ipotesi.
In genere il tramite si asciuga in pochi giorni e il tessuto si ricompone nelle settimane successive. Il controllo radiografico dell'osso si fa più tardi, perché rigenera lentamente. Rivedo il punto a distanza per verificare che non stia solo tacendo.
Non come prima scelta. Si tolgono i denti la cui radice è fratturata o il cui supporto osseo non è più recuperabile, e la decisione si prende sulla lastra, non sul foro. Nella maggior parte dei casi si prova prima la strada conservativa.
Questa guida è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Cura della parodontite a Pistoia >
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