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Protesi che non tiene a Pistoia: il problema è nell'osso

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Il Dott. Marco Spinicci, odontoiatra dello studio di Pistoia

Revisione medica di Dott. Marco Spinicci, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Pistoia n. 32 — verificato il 12.08.2026

12 agosto 2026 · 7 min di lettura

Riassunto:

Da Bonelle, Chiazzano e Bottegone lo studio è a pochi minuti. Se la protesi ha iniziato a ballare, quasi mai si è rovinata lei: è cambiato l'osso che le sta sotto.

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Se la protesi ha cominciato a muoversi mentre mangi, la prima idea che viene è che si sia rovinata lei. Quasi mai è così. La resina è la stessa del giorno in cui te l'hanno consegnata: quello che è cambiato sta sotto, ed è l'osso, che si è abbassato. Una protesi appoggia su una forma che nel frattempo non esiste più — e allora la domanda giusta non è «si può aggiustare», è «quanta cresta è rimasta».

Sono Marco Spinicci, mi occupo di gnatologia, posturologia e protesi. Lo studio è in Via Machiavelli dal 1996 e da Bonelle, Chiazzano e Bottegone sono pochi minuti di auto, senza attraversare il centro. Da quelle zone arrivano molte delle persone che seguo per una riabilitazione mobile, e quasi tutte con la stessa frase in apertura: «da un po' non tiene più come prima».

L'osso senza denti non sta fermo

L'osso alveolare, quello che tiene le radici, esiste in funzione dei denti. È l'unica parte dello scheletro che nasce con un compito solo e lo perde tutto insieme all'elemento che ospitava. Tolta la radice, sparisce anche lo stimolo meccanico che lo teneva in esercizio, e comincia a riassorbirsi.

La quota più rapida se ne va nei primi mesi dopo l'estrazione. Poi il ritmo cala. Ma non si ferma mai: anno dopo anno la cresta si assottiglia, e il profilo su cui una protesi trova tenuta diventa più piatto. In basso il fenomeno pesa di più che in alto, perché la mandibola ha meno superficie da offrire fin dal principio: sopra c'è il palato a dare una mano, sotto no.

C'è poi un dettaglio che riguarda proprio chi porta una mobile da anni. La protesi carica l'osso attraverso la gengiva, in modo diffuso, che non è il modo in cui l'osso era abituato a lavorare. Non è un carico che lo mantiene. Chi la porta da molto tempo, quindi, non è fermo: sta scendendo lentamente.

Perché sembra che «si sia allargata»

Non si allarga. La resina delle protesi è un materiale stabile, e a distanza di anni la placca ha più o meno la stessa forma con cui è uscita dal laboratorio.

È cambiata la controparte. Fra placca e osso resta uno spazio che prima non c'era, la protesi comincia a bilanciarsi lì sopra, e quel gioco lo leggi come «si è allargata». È il negativo di una cosa che si è ritirata.

I segni, nell'ordine in cui compaiono

Quasi sempre arrivano in questa sequenza, distribuita su anni:

  • Cambia il cibo prima di tutto il resto. Sparisce la crosta del pane, poi la bistecca, poi la mela morsa intera. Nessuno lo racconta come un sintomo, perché avviene troppo piano per sembrare tale.
  • Poi si muove parlando, di solito su certe consonanti, e la lingua impara a tenerla ferma senza che tu ci pensi.
  • Compare l'adesivo. Prima ogni tanto, poi tutte le mattine, poi due volte al giorno — ed è il punto in cui la maggior parte delle persone smette di considerarlo un problema e lo considera una routine.
  • Infine il fastidio meccanico: punti che sfregano, decubiti che tornano nello stesso posto, la sensazione che il bordo scavi. Questo è l'unico che manda al telefono.

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Cosa si guarda, in visita

Tre cose, e non hanno lo stesso peso.

La prima è l'appoggio: quanta cresta è rimasta, dove è ancora piena e dove si è appiattita, com'è la mucosa sopra. Si valuta in bocca e si misura sulla tomografia, che qui si esegue in sede.

La seconda è la protesi: quanto si è consumata la superficie masticante, se il bordo è ancora giusto per la forma attuale della cresta.

La terza è il modo in cui chiudi la bocca. Su questa mi dilungo, perché è quella che salta sempre.

La dimensione verticale, il pezzo che salta sempre

Quando l'osso si abbassa e i denti artificiali si consumano, la distanza fra il naso e il mento si accorcia. La bocca chiude di più. Il mento avanza, gli angoli delle labbra si piegano in giù e ci si ritrova con quell'espressione un po' contratta che si attribuisce all'età e che invece è il risultato di qualche millimetro perso.

Non è solo estetica. La mandibola lavora fuori posizione e la muscolatura se ne accorge: tensioni alla nuca, un dolore davanti all'orecchio, un affaticamento della masticazione che nessuno collega alla protesi. È il punto dove la gnatologia e la protesi si toccano. Per questo una protesi nuova non si costruisce copiando quella vecchia: si ricopierebbe anche l'errore accumulato.

Ribasare, rifare, o cambiare tipo di appoggio

Qui la risposta onesta è «dipende», e vale la pena spiegare da cosa.

Si ribasa — cioè si riempie con nuovo materiale lo spazio che si è creato sotto la placca — quando la protesi è ancora corretta in tutto il resto: bordi giusti, denti non consumati, chiusura ancora accettabile. È un intervento sensato e proporzionato al problema.

Si rifà quando il disallineamento non è più solo di appoggio: superficie masticante piatta, dimensione verticale persa, bordi ormai fuori misura rispetto a una cresta cambiata. Ribasare in quel caso rimette a posto una cosa sola su quattro.

E poi c'è la terza strada, quella in cui la protesi smette di appoggiarsi solo alla gengiva e trova un ancoraggio nell'osso — con impianti che la trattengono, oppure con una riabilitazione fissa su impianti quando le condizioni ci sono. Non è la strada di tutti, e non lo dico per prudenza formale: dipende da quanta cresta è rimasta, dallo stato generale, da terapie in corso che vanno dichiarate in visita — i bifosfonati per l'osteoporosi, gli anticoagulanti, i cortisonici presi a lungo.

Nell'ufficio si legge il piano di cura voce per voce: cosa si ribasa, cosa si rifà, cosa si può rimandare.
Nell'ufficio si legge il piano di cura voce per voce: cosa si ribasa, cosa si rifà, cosa si può rimandare.

Su questo i colleghi non la pensano allo stesso modo. C'è chi consiglia di passare all'ancoraggio implantare presto, quando l'osso è ancora abbondante, con un argomento solido: aspettando si arriva alla scelta con meno materiale a disposizione. E c'è chi preferisce accompagnare la mobile finché regge, con ribasature periodiche. La mia inclinazione sta più dalla seconda parte, a una condizione: che i controlli ci siano per davvero, ogni anno, e non a sintomo comparso.

Da ovest si torna facile, ed è un vantaggio vero

Una protesi nuova non finisce il giorno della consegna. Finisce due o tre settimane dopo, con i ritocchi sui punti che sfregano, che sono appuntamenti da dieci minuti ma vanno fatti presto.

Da Bonelle, Chiazzano e il Bottegone siamo a tre chilometri scarsi, e con l'orario continuato dal lunedì al venerdì un ritocco si incastra quasi sempre in giornata. Chi scende dalla montagna d'inverno queste cose le pianifica; da qui sotto no, e va benissimo così.

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Quello che non si può sapere prima

Non so dirti quanto in fretta si riassorbirà il tuo osso.

Due persone che perdono i denti lo stesso anno, con la stessa protesi fatta dallo stesso laboratorio, a dieci anni possono avere creste del tutto diverse. Ci entrano la genetica, l'assetto ormonale, come mastichi, malattie e terapie in corso. La tomografia dice quanta altezza c'è oggi; non dice quanta ce ne sarà fra cinque anni, e chi lo afferma sta indovinando. Per questo la misura utile non è il singolo esame, è il confronto fra due esami distanti nel tempo.

La cosa pratica

Cerca la data. Da qualche parte — nella busta del laboratorio, in una vecchia fattura, in un preventivo — c'è scritto quando quella protesi è stata fatta. Portala insieme alla protesi vecchia, anche se ne hai una di scorta in un cassetto: due placche fatte in anni diversi raccontano, da sole, quanto la cresta si è mossa nel frattempo. È l'informazione che nessun esame nuovo può ricostruire.

Ogni quanto andrebbe controllata una protesi mobile?

Una volta l'anno, anche quando non dà nessun disturbo — soprattutto quando non ne dà. Il controllo dura poco: si verifica la tenuta, si guardano i punti di appoggio, si controlla la mucosa sotto la placca, che è un tessuto che va guardato periodicamente per ragioni che con la protesi non c'entrano nulla.

È urgente venire se la protesi ha iniziato a sfregare in un punto?

Non è un'emergenza, ma non è da rimandare di mesi. Un decubito che torna sempre nello stesso posto significa che il carico si concentra lì, e una mucosa irritata a lungo va valutata. In quella fase basta spesso un ritocco di pochi minuti.

Ribasare una protesi vecchia è tempo perso?

Dipende da cos'altro non va. Se l'unico problema è lo spazio sotto la placca, è l'intervento giusto e proporzionato. Se nel frattempo si sono consumati i denti artificiali e la chiusura si è accorciata, la ribasatura sistema una cosa sola e lascia le altre dove stanno: si sente meglio per qualche mese, poi si torna al punto di prima. La valutazione è quella che distingue i due casi, e si fa in visita, non al telefono.

Se decidessi per gli impianti, quanto osso serve?

Non c'è un numero unico, perché cambia in base alla zona e al tipo di soluzione. Quello che si può dire con certezza è che la valutazione si fa sulla tomografia e non a occhio, e che la quantità disponibile oggi è la maggiore che avrai da qui in avanti. Nella pagina sulle protesi dentarie sono descritte le soluzioni rimovibili e fisse a confronto.


Studio Dentistico Palandri e Spinicci — Via Niccolò Machiavelli 27, Pistoia. Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00. Telefono 0573 32937, oppure il modulo nella pagina contatti. Da Bonelle, Chiazzano e il Bottegone sono pochi minuti di auto; il team è di sei odontoiatri e quattro collaboratrici.

Questo articolo è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Dentiera fissa a Pistoia >

I nostri pazienti raccontano

Opinioni sullo studio dentistico di Pistoia

4,7 su 5 in base a 18 recensioni GoogleLeggi tutte le recensioni su Google
Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente!
Lorenzo Carmeci
Competenza e cura meticolosa dei problemi dentali del paziente. Molto consigliato.
Daniele Pedocchi
Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti!
Elisabetta Grillandini
Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
Paolo Ricci
Qui ho trovato ottima professionalità e grande sensibilità.
Anthony Napolitano
Professionali Cordiali Pazienti e amorevoli con i bambini
margherita scillieri

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