Le gengive sanguinano quando lavi i denti: cosa vuol dire
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Revisione medica di Dott. Lorenzo Del Dotto, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Lucca n. 608 — verificato il 10.08.2026
10 agosto 2026 · 7 min di lettura
Riassunto:
Il sanguinamento è il segnale più precoce e il più ignorato. Ed è quasi sempre il momento in cui si reagisce nel modo sbagliato: smettendo di spazzolare proprio lì.
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Se sputi rosa quando ti lavi i denti, il tuo corpo ti sta dicendo una cosa precisa: lì sotto c'è un'infiammazione. Non è normale, non è perché spazzoli troppo forte, e soprattutto non si risolve spazzolando di meno in quel punto — che è esattamente quello che fanno quasi tutti.
Sono Lorenzo Del Dotto, mi occupo di parodontologia nello studio di Via Machiavelli. Metto in fila quello che dico ogni settimana in poltrona, perché è la cosa su cui vedo il maggior numero di anni persi.
Perché sanguina
La gengiva sana non sanguina. Quando lo fa è perché sotto il bordo gengivale si è accumulata placca batterica, i tessuti si sono infiammati e i capillari si rompono al minimo contatto.
Il punto è che quel sangue non arriva dalla superficie che stai spazzolando. Arriva da sotto, da uno spazio fra dente e gengiva dove lo spazzolino non entra e dove i batteri stanno tranquilli. Ecco perché la reazione istintiva — passare più leggero, o saltare quella zona — peggiora le cose invece di sistemarle: togli l'unica pressione che disturbava il deposito.
La differenza che cambia tutto
Ci sono due situazioni diverse dietro lo stesso sintomo, e distinguerle è la cosa più importante che si fa in visita.
La gengivite è infiammazione del solo tessuto gengivale. L'osso sotto è intatto. Si tratta, e la gengiva torna come prima: è completamente reversibile.
La parodontite è quando l'infiammazione ha superato la gengiva e ha iniziato a consumare l'osso che tiene il dente. Quell'osso non ricresce. Si può fermare la perdita — e nella maggioranza dei casi si ferma — ma quello che è andato è andato.
Guardando in bocca le due cose si assomigliano parecchio. Si distinguono misurando e con le radiografie giuste, non a occhio.
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Cosa misuriamo, e perché con un righello

Attorno a ogni dente si infila una sonda millimetrata in sei punti, e si annota quanto scende. In una situazione sana scende due o tre millimetri. Sopra i quattro, e soprattutto se sanguina al sondaggio, c'è una tasca: uno spazio dove i batteri vivono e dove né spazzolino né filo arrivano. Ne parliamo in cosa misura il sondaggio parodontale a voce alta.
Quei numeri si scrivono, e diventano il riferimento con cui confrontare la volta dopo. È l'unico modo per sapere se una terapia sta funzionando o se stiamo solo sperando.
Insieme al sondaggio servono le radiografie: sono loro a dire dov'è il livello dell'osso, che è l'informazione che separa una gengivite da una parodontite.
Le cose che accelerano tutto
Non tutte le bocche reagiscono allo stesso modo alla stessa quantità di placca, ed è per questo che due persone con la stessa igiene possono finire in posti diversi.
- Il fumo. Restringe i vasi e maschera il sanguinamento: nei fumatori la malattia avanza più in silenzio, e quando si manifesta è più avanti.
- Il diabete non compensato. Il rapporto è a doppio senso: la glicemia alta peggiora la parodontite, e la parodontite rende più difficile tenere a bada la glicemia.
- La familiarità. Conta, anche se non decide.
- Lo stress e il digrignamento, che aggiungono carico meccanico a un attacco già indebolito. Quando il digrignamento è la voce che pesa di più, si valuta insieme al collega che segue la gnatologia.
Cosa si fa, in pratica
La prima fase è meccanica: si rimuove il tartaro e il biofilm da sotto gengiva, quadrante per quadrante. Non è la pulizia dei denti, è un'altra cosa — più lunga, spesso in anestesia, e mirata su punti precisi individuati dal sondaggio.
Dopo qualche settimana si rivaluta. Si risonda, si guarda dove i valori sono rientrati e dove no. Nella maggior parte dei casi questa fase basta. Per le zone che non rispondono si valuta un intervento più mirato.
E poi c'è la parte che decide se il risultato regge: il mantenimento. Richiami a intervalli ravvicinati, tre o quattro mesi all'inizio. La parodontite è una malattia cronica — si controlla, non si guarisce una volta per tutte — e su questo preferisco essere chiaro all'inizio invece che deludere dopo.
Su una cosa non tutti i colleghi la vedono uguale
Sull'uso degli antibiotici nella terapia parodontale la discussione è aperta. C'è chi li affianca alla strumentazione con più larghezza e chi li riserva a quadri specifici — forme aggressive, pazienti con determinate condizioni generali.
Io tendo alla seconda: nella grande maggioranza dei casi la rimozione meccanica ben fatta ottiene il risultato da sola, e ogni antibiotico dato senza necessità è un contributo a un problema più grande di noi. Ma è una posizione, non un dogma, e davanti a un quadro che non risponde la si rivede.
La cosa da fare adesso
Se sanguina, non smettere di passare lì. Continua a spazzolare quella zona e a usare il filo o lo scovolino: nel giro di una decina di giorni una gengivite semplice smette di sanguinare da sola.
Se dopo due settimane sanguina ancora, non è più una questione di tecnica. È il momento della visita.
Studio Dentistico Palandri e Spinicci — Via Niccolò Machiavelli 27, Pistoia. Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00, telefono 0573 32937.
Questo articolo è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Cura della parodontite a Pistoia >
Opinioni sullo studio dentistico di Pistoia




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Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
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