Le cure

Implantologia dentale a Pistoia

Un impianto dentale è una vite in titanio che prende il posto della radice di un dente che non c'è più. Sopra ci si avvita un dente artificiale. La parte che decide come andrà non è l'intervento: è tutto quello che viene prima e tutto quello che viene dopo.

Quando ha senso e quando no

Il caso più chiaro è il dente singolo perso e mai sostituito. Chi convive con uno spazio vuoto dice spesso di non averne bisogno perché mastica lo stesso — vero, ma mastica dall'altra parte. In qualche anno i denti vicini si inclinano verso lo spazio e l'antagonista scende: il problema da risolvere diventa più grande di quello iniziale.

Ha senso anche come alternativa a un ponte quando i denti ai lati sono sani, perché il ponte comporta limarli, e per stabilizzare una protesi rimovibile che si muove.

Ci sono situazioni in cui non è la strada giusta, o non lo è adesso: una parodontite attiva, un volume osseo insufficiente, alcune terapie in corso, un fumo non controllato. Sono cose che si vedono in visita e nell'esame radiologico, ed è per questo che la valutazione viene prima della proposta.

Perché serve l'esame tridimensionale

Una radiografia normale è un'immagine piatta: dice se c'è osso in altezza, non quanto è spesso, non dove passa esattamente il nervo alveolare, non quanto è vicino il seno mascellare. Sono precisamente le informazioni che servono per decidere se un impianto si può mettere, di che misura e con quale inclinazione.

In studio la radiologia tridimensionale è in sede. In pratica significa che l'esame si fa nella stessa giornata della valutazione, e che l'inquadratura la sceglie chi ti ha appena visitato invece di un centro che risponde a una richiesta scritta.

Va detto anche il contrario: non è un esame di routine. È radiazione ionizzante e si giustifica solo quando la risposta cambia una decisione clinica.

Il percorso, mese per mese

L'inserimento si esegue in anestesia locale, in ambulatorio. Poi serve il tempo dell'osteointegrazione: l'osso deve crescere a contatto con la superficie della vite. È un processo biologico che richiede in genere alcuni mesi e non si accorcia a piacimento. Dove indicato, in questa fase si porta un provvisorio.

Solo a integrazione avvenuta si costruisce il dente definitivo, si prova e si avvita. Quasi sempre serve un ritocco dell'occlusione qualche settimana dopo, perché la bocca si riorganizza attorno al dente nuovo.

  • Visita e valutazione clinica
  • Esame tridimensionale in sede e programmazione
  • Inserimento in anestesia locale
  • Osteointegrazione, con provvisorio dove indicato
  • Protesi definitiva e controllo dell'occlusione
  • Controlli periodici e igiene dedicata

La parte che nessuno racconta

Un impianto non si caria e non ha un nervo: non avvisa. Quello che può succedere è che i tessuti intorno si infiammino e l'osso cominci a scendere — la perimplantite, che è la ragione principale per cui un impianto si perde a distanza di anni.

Si previene con l'igiene domiciliare, con i richiami a intervalli concordati e con i controlli, in cui si sonda attorno alla vite, si confronta il livello osseo con la radiografia di partenza e si verifica che la vite protesica non si sia allentata. Nessuna di queste cose si sente da soli, a casa.

Domande frequenti

Quanto passa fra l'impianto e il dente definitivo?

Dipende dalla qualità dell'osso e dalla zona. In genere si parla di alcuni mesi di osteointegrazione. Dove è indicato si porta un provvisorio, così non si resta senza dente.

Si può mettere un impianto se manca osso?

In diversi casi sì, ricostruendo prima il volume mancante. Se sia possibile e con quale tecnica si stabilisce dopo l'esame tridimensionale, non a priori.

L'età è un limite?

Da sola no. Contano le condizioni generali, le terapie in corso e l'obiettivo funzionale. Si valuta caso per caso.

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Lo studio è in Via Niccolò Machiavelli 27, a Pistoia. Puoi chiamare lo 0573 32937 negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00) oppure lasciare qui i tuoi contatti.

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