Le cure

Parodontologia a Pistoia

Dopo i quarant'anni si perdono più denti per le gengive che per la carie. La parodontite è una malattia dei tessuti che tengono in piedi il dente, e la sua caratteristica peggiore è che avanza per anni senza fare male.

I segnali, in ordine di comparsa

Il sanguinamento durante lo spazzolamento è il primo, ed è quello che quasi tutti interpretano al contrario: si smette di passare in quel punto per non farlo sanguinare, e l'infiammazione peggiora.

Poi arrivano l'alito che cambia, la gengiva che si ritira e scopre il colletto, la sensazione che i denti si siano allungati, gli spazi neri fra un dente e l'altro. La mobilità viene per ultima.

Quando un dente si muove la malattia è già avanzata: l'osso che lo sosteneva si è ridotto, e quello non torna da solo.

Perché si misura invece di guardare

Con una sonda millimetrata si misura, in sei punti attorno a ogni dente, quanto scende il solco fra dente e gengiva. Sopra i quattro millimetri, e con sanguinamento al sondaggio, c'è una tasca: uno spazio in cui i batteri vivono e in cui né spazzolino né filo arrivano.

Quei valori si annotano e diventano il riferimento con cui confrontare i controlli successivi. È l'unico modo per sapere se la terapia funziona invece di sperarlo.

Insieme al sondaggio servono le radiografie, che dicono dov'è il livello dell'osso: è quello che distingue una gengivite — reversibile — da una parodontite, che l'osso l'ha già intaccato.

Come si tratta

La prima fase è la rimozione meccanica del tartaro e del biofilm sotto gengiva, quadrante per quadrante. Non è la seduta di igiene: è più lunga, spesso in anestesia, e mirata sui punti che il sondaggio ha individuato. Nella maggior parte dei casi questa fase risolve.

Dopo qualche settimana si rivaluta con un nuovo sondaggio, e solo per le zone che non hanno risposto si valuta un intervento più mirato.

La parte che decide se il risultato regge viene dopo: il mantenimento, con richiami ogni tre o quattro mesi all'inizio. La parodontite è cronica — si controlla, non si guarisce una volta per tutte — ed è meglio dirlo prima che deludere dopo.

  • Visita, sondaggio parodontale completo e radiografie
  • Terapia causale: strumentazione sotto gengiva per quadranti
  • Rivalutazione a distanza con nuovo sondaggio
  • Interventi mirati solo dove serve davvero
  • Richiami di mantenimento a intervalli stabiliti sul caso

Cosa accelera la malattia

Il fumo restringe i vasi e maschera il sanguinamento: nei fumatori la parodontite avanza più in silenzio e si presenta più avanti. Il diabete non compensato ha con la parodontite un rapporto a doppio senso, ciascuno peggiora l'altro. La familiarità conta, senza decidere.

Sono tutte cose che cambiano la frequenza dei controlli, non la possibilità di curarsi.

Domande frequenti

Se le gengive sanguinano devo spazzolare di meno?

No, è il contrario. Il sanguinamento indica un'infiammazione dovuta alla placca: smettere di pulire quella zona la peggiora. Se dopo due settimane di igiene accurata sanguina ancora, va vista.

L'osso perso si recupera?

In situazioni selezionate si può intervenire per rigenerarne una parte, ma non è la regola. L'obiettivo della terapia parodontale è fermare la perdita, non riportare tutto indietro.

Ogni quanto servono i richiami?

Dipende dalla gravità del quadro e da come risponde. L'intervallo si stabilisce alla rivalutazione e viene rivisto nel tempo: se la situazione resta stabile si allunga.

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Lo studio è in Via Niccolò Machiavelli 27, a Pistoia. Puoi chiamare lo 0573 32937 negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00) oppure lasciare qui i tuoi contatti.

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