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Cos'è l'occlusione dentale e quale dente tocca prima?

Studio Dentistico Palandri e Spinicci > Blog > Gnatologia, bite e postura > Cos'è l'occlusione dentale e quale dente tocca prima?

Il Dott. Marco Spinicci, odontoiatra dello studio di Pistoia

Revisione medica di Dott. Marco Spinicci, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Pistoia n. 32 — verificato il 17.08.2026

17 agosto 2026 · 7 min di lettura

Riassunto:

L'occlusione non è la forma dei denti: è l'ordine con cui si toccano quando chiudi. Il punto che arriva primo decide dove va la forza, e per anni non fa male.

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Occlusione vuol dire come le due arcate si incontrano quando chiudi la bocca. Non la forma dei denti, non se sono dritti: l'ordine e i punti in cui si toccano. Conta perché il punto che arriva primo decide dove finisce la forza e da che parte la mandibola si sposta nei decimi di millimetro che restano. E quando da un lato si arriva prima che dall'altro, la mandibola non aspetta: scivola per far combaciare il resto, e quello scivolamento diventa l'abitudine di anni.

Sono Marco Spinicci, mi occupo di gnatologia e posturologia nello studio di Via Machiavelli, a Pistoia. La parola «occlusione» in visita arriva quasi sempre di rimbalzo: qualcuno l'ha scritta su un preventivo, o l'ha tirata in mezzo parlando di un dente da rifare, e la domanda che mi fanno è sempre la stessa. «Ma io ce l'ho, questa occlusione?». Ce l'hanno tutti. È la domanda dopo che è interessante: come lavora, la tua.

Occlusione non vuol dire denti dritti

È la confusione da cui parte tutto il resto. Un'arcata ordinata, con i denti in fila, può avere contatti distribuiti male; e ho in cura persone con denti visibilmente storti che masticano in equilibrio da quarant'anni senza aver mai consumato niente. La posizione è una fotografia. L'occlusione è un film.

Per questo si guarda in due tempi. C'è la statica, cioè dove i denti si toccano quando la bocca è chiusa e ferma. E c'è la dinamica: cosa succede mentre la mandibola va di lato, o avanti, o torna indietro — quali denti guidano il movimento e quali dovrebbero starne fuori.

Nessuna delle due si legge in una radiografia. Nemmeno la TAC cone beam che abbiamo in sede serve a questo: mostra osso, radici, articolazione, e in quel campo è insostituibile, ma i contatti non li vede. I contatti si segnano con una carta colorata spessa pochi micron, che costa poco e dice quello che nessuna macchina di questo studio sa dire.

Il primo punto che tocca comanda quello che viene dopo

Chiudere la bocca non è appoggiare due superfici. È un movimento che finisce contro un ostacolo, e il sistema nervoso impara dov'è quell'ostacolo con una precisione che sorprende sempre: la soglia di percezione fra i denti si misura in centesimi di millimetro. Molto meno di quanto si riesca a immaginare.

Se il primo contatto è un punto solo, e gli altri arrivano dopo, succedono due cose insieme. Quel punto incassa una quota di lavoro che non gli spetta. E il sistema, per non picchiare sempre lì, cerca una strada diversa: la mandibola si posiziona un po' più avanti o un po' più di lato, i muscoli tengono la nuova posizione, e nessuno se ne accorge. Si chiama compenso, e funziona bene. È esattamente il motivo per cui la faccenda resta silenziosa per anni.

L'esempio più concreto lo vedo dopo una ricostruzione. Si rifà un dente, in poltrona il morso sembra a posto, il paziente conferma che tocca bene — perché a bocca anestetizzata e in una posizione insolita è difficile sentire — e tre giorni dopo quel dente «si sente» quando mastica. Non è un fallimento della ricostruzione. Sono pochi centesimi di resina o di ceramica in più, che si trovano con la carta d'articolazione e si togliono in cinque minuti. Quello che fa danno è aspettare sei mesi.

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Quando un lato arriva prima dell'altro

Qui la cosa diventa interessante, perché il corpo ha una soluzione pronta e la applica senza chiedere. Se chiudendo il lato destro arriva prima, la mandibola lo usa come appoggio e ruota o slitta di quel poco che serve a far toccare anche il sinistro. Il risultato è una chiusura che non è più simmetrica.

Nel tempo, quella asimmetria si vede in posti diversi dai denti. I muscoli dei due lati lavorano in modo diseguale, e uno dei due diventa dolente alla pressione mentre l'altro no. La masticazione si sposta di preferenza da una parte: quasi nessuno sa dire da quale, e quasi tutti lo scoprono guardando dove si accumula più tartaro e dove lo smalto è più appiattito. Le sfaccettature di usura, quando ci sono, di solito raccontano la stessa storia da entrambe le arcate.

Le arcate rilevate con lo scanner si guardano poi sullo schermo, fuori dalla poltrona: i contatti si studiano meglio quando il paziente non è più lì con la bocca aperta.
Le arcate rilevate con lo scanner si guardano poi sullo schermo, fuori dalla poltrona: i contatti si studiano meglio quando il paziente non è più lì con la bocca aperta.

Perché non tutte le occlusioni imperfette si toccano

Questa è la parte che mi interessa dire chiaramente, perché intorno alla gnatologia gira anche molto entusiasmo. Un'occlusione non ideale non è una malattia. La maggior parte delle bocche ha contatti imperfetti, compensa e convive benissimo, e mettersi a correggere una geometria che non sta producendo alcun danno significa aprire un lavoro che non finisce.

Quello che cambia la decisione non è quanto la chiusura appare irregolare. È se c'è un processo in corso: usura che avanza fra un controllo e il successivo, un dente che si muove senza gengive malate, ricostruzioni che si scheggiano sempre nella stessa zona, muscoli dolenti da mesi.

E c'è un limite che è onesto dichiarare. Quanto un compenso reggerà nel tempo, prima, non lo so. Ho visto chiusure decisamente asimmetriche restare stabili per decenni e situazioni all'apparenza modeste dare sintomi in un anno. Su quanto l'occlusione pesi nei disturbi dell'articolazione i colleghi non sono d'accordo fra loro, e la letteratura non ha chiuso la questione: c'è chi la considera il centro del problema e chi la ritiene una variabile fra molte, insieme al carico muscolare e alle abitudini. Io la misuro, la scrivo, e la rimetto sul tavolo insieme al resto. Chi promette di più sta semplificando.

Il momento in cui vale la pena guardarla è prima

Se c'è un punto pratico da portare a casa, è questo: l'occlusione va guardata prima di costruirci sopra, non dopo che qualcosa non torna.

Prima di una corona, un intarsio o un ponte, perché quella superficie nuova la disegniamo noi, e disegnarla senza sapere dove arriva il primo contatto vuol dire rifarla. Prima di un percorso di apparecchio o allineatori, che i denti li spostano e quindi cambiano per definizione i punti di appoggio. E dopo un'estrazione non sostituita, quando i denti vicini iniziano a inclinarsi verso lo spazio vuoto e la chiusura si riorganizza da sola.

Siamo sei odontoiatri su quattro sale, e capita spesso che chi ricostruisce il dente e chi guarda l'occlusione siano due persone diverse. Conviene che si parlino prima dell'appuntamento, non dopo. È una richiesta legittima da fare in segreteria, e per chi scende da Marliana o da San Marcello — mezz'ora abbondante di statale, d'inverno dipende dalla strada — è anche il modo di non fare tre viaggi al posto di uno.

Una cosa da provare, e da scrivere su un foglio

Stasera, davanti allo specchio, con la lingua ferma: chiudi molto lentamente, fino al primo istante in cui senti che qualcosa tocca. Fermati lì. Quel punto è a destra, a sinistra, davanti o dietro? Poi chiudi del tutto e nota se per arrivare fino in fondo la mandibola ha dovuto spostarsi.

Scrivilo su un foglio con la data e portalo con te. Quella riga fa risparmiare metà del tempo di una prima visita, perché dice da dove partire a guardare.

L'occlusione si vede in una radiografia?

No, e questa è una delle poche risposte secche che posso dare. La radiografia e la TAC mostrano osso, radici e articolazione — informazioni indispensabili per altre domande, ma mute su questa. I contatti si registrano con la carta d'articolazione a bocca chiusa e durante i movimenti, e sempre più spesso anche con la scansione delle arcate, che permette di rivederli sullo schermo con calma.

Ho rifatto un'otturazione e da allora quel dente sente: aspetto che si assesti?

Qualche giorno sì, perché una gengiva irritata dai ferri può dare fastidio a prescindere dal morso. Se dopo una settimana il dente continua a farsi notare quando mastichi, invece, chiama: nella maggior parte dei casi è un contatto di pochi centesimi da correggere, e correggerlo è questione di minuti. Il numero dello studio è 0573 32937.

Correggere l'occlusione vuol dire limare i denti?

Non necessariamente, e comunque non come prima mossa. A volte basta aggiustare una ricostruzione recente che è rimasta alta. In altri casi il problema è la posizione dei denti, e allora la risposta è ortodontica; oppure manca un dente e va rimesso, perché è l'assenza a far scivolare tutto il resto. La molatura selettiva dello smalto esiste, è mirata e si fa quando si è capito cosa produce il danno, non per tentativi.

Mastico da un lato solo da anni: è tardi per farla guardare?

Non è tardi, ma cambia lo scopo. Lo smalto consumato non torna, quindi non si va a recuperare il passato: si guarda se il processo è ancora attivo e cosa lo alimenta. È utile saperlo soprattutto se c'è in programma un lavoro protesico, perché ricostruire su una chiusura che continua a caricare male accorcia la vita di quello che si ricostruisce. Chi si occupa di cosa lo trovi nella pagina del team.


Studio Dentistico Palandri e Spinicci — Via Niccolò Machiavelli 27, Pistoia. Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00. Telefono 0573 32937, oppure il modulo nella pagina contatti.

Questo articolo è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Gnatologia e disturbi ATM a Pistoia >

I nostri pazienti raccontano

Opinioni sullo studio dentistico di Pistoia

4,7 su 5 in base a 18 recensioni GoogleLeggi tutte le recensioni su Google
Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti!
Elisabetta Grillandini
Professionali Cordiali Pazienti e amorevoli con i bambini
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Qui ho trovato ottima professionalità e grande sensibilità.
Anthony Napolitano
Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente!
Lorenzo Carmeci
Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
Paolo Ricci
Competenza e cura meticolosa dei problemi dentali del paziente. Molto consigliato.
Daniele Pedocchi

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