5 differenze fra faccette in ceramica e composito
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Revisione medica di Dott. Pietro Palandri, Direttore Sanitario dello studio, Albo Odontoiatri di Pistoia n. 77 — verificato il 23.09.2026
Chi si cura a Pistoia · 23 settembre 2026 · 7 min di lettura
Riassunto:
Faccette in ceramica a Pistoia: quale disilicato si usa, quanto smalto si toglie, differenze col composito e quante sedute servono.
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Le faccette in ceramica sono lamine sottili, quasi sempre in disilicato di litio, incollate sulla superficie esterna del dente per correggerne colore, forma e piccoli disallineamenti. Si costruiscono in laboratorio su impronta, chiedono una limatura minima dello smalto e tengono il colore più a lungo del composito. Non vanno bene per tutti: la scelta nasce dalla visita.
Sono il Dott. Pietro Palandri e nello studio di Via Niccolò Machiavelli 27, a Pistoia, mi occupo di estetica dentale e di faccette.
Quale ceramica si usa davvero per le faccette?
Nella gran parte dei casi il disilicato di litio: una vetroceramica traslucida come lo smalto, che si lavora in spessori molto bassi senza diventare fragile.
Non è l'unico materiale, e la differenza si vede sul dente.
- Disilicato di litio. Il compromesso più usato: traslucido, tenace, si incolla bene allo smalto. Regge anche sotto il mezzo millimetro.
- Ceramica feldspatica stratificata. La più sottile, costruita a strati dal ceramista. Riproduce meglio la luce, ma pretende uno smalto integro sotto.
- Zirconia. Più opaca e coprente. La scelgo quando il dente sottostante è molto scuro, per esempio dopo una devitalizzazione di vent'anni fa.
Il laboratorio riceve l'impronta digitale e la scala colore rilevata in poltrona, non un colore standard preso da un catalogo.
Quanto smalto si toglie per farle stare?
In genere fra tre e sette decimi di millimetro sulla faccia esterna, e a volte quasi nulla se il dente è già arretrato rispetto ai vicini.
Lo spessore non lo decide il materiale da solo. Lo decidono il colore di partenza, la posizione del dente e quanto spazio c'è nel morso.
Per questo preparo il dente con una mascherina costruita sul progetto, non a mano libera: si lima dove serve e si resta dentro lo smalto, che è il substrato dove l'adesivo tiene meglio.
Se il dente sporge, togliere un decimo in più evita una faccetta ingombrante. Se il dente è arretrato, si toglie meno di quanto la gente immagini.
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In cosa la ceramica è diversa dal composito?
Cambiano cinque cose: come tiene il colore, come si ripara, quanto smalto chiede, quante sedute servono e quanto dura prima di essere rifatta.
Il composito si costruisce direttamente in bocca, la ceramica arriva dal laboratorio. Da qui scendono tutte le differenze.
- Macchie. La ceramica è vetro: caffè, tè e fumo la sporcano in superficie e la pulizia la riporta com'era. Il composito assorbe e si opacizza negli anni.
- Riparazione. Una scheggiatura sul composito si aggiusta in poltrona in una seduta. Una ceramica scheggiata di solito si rifà.
- Smalto. Il composito diretto spesso non chiede limatura. La ceramica quasi sempre un po' sì.
- Sedute. Il composito si chiude in una o due sedute. Per la ceramica servono impronta, prova e cementazione.
- Durata. La ceramica tiene forma e lucentezza più a lungo, ma il tempo che regge dipende da come mordi e da come pulisci, non solo dal materiale.

Quante sedute servono prima di incollarle?
Di norma tre appuntamenti distribuiti su due o tre settimane, più la visita iniziale con le fotografie e l'impronta di studio.
Nel primo incontro guardiamo gengive, morso e smalto. Se le gengive sanguinano, si parte da lì: su un tessuto infiammato il margine della faccetta non si legge e l'incollaggio è a rischio.
Poi c'è la prova: le faccette arrivano dal laboratorio e si posizionano senza colla, con una pasta provvisoria, per valutare forma e colore alla luce naturale.
L'ultima seduta è la cementazione adesiva, dente per dente, con la diga di gomma. È la fase più lenta e la più delicata.
Quando NON servono le faccette in ceramica?
Quando una soluzione più semplice risolve lo stesso problema: prima si valuta quella, e spesso basta.
Se il fastidio è solo il colore di denti sani e integri, la strada corretta parte dalla pulizia e dallo sbiancamento dei denti, non dalla limatura.
Se i denti sono storti per davvero, spostarli con l'ortodonzia costa meno smalto che mascherarli. Se manca smalto per una vecchia carie, un restauro in composito è più ragionevole.
Ci sono poi situazioni in cui la ceramica è da rimandare: bruxismo non controllato, parodontite in corso, gengive che si ritirano. In quel caso la cura della parodontite viene prima, sempre.
Anche una carie attiva o un dente che duole vanno risolti a monte.
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Il colore si sceglie prima o dopo lo sbiancamento?
Prima si sbianca, poi si sceglie il colore: la ceramica non schiarisce più, mentre i denti naturali intorno sì.
Se progetti due faccette sugli incisivi centrali e sbianchi dopo averle incollate, i denti vicini diventano più chiari di loro. Il salto si nota.
Per questo, quando lo sbiancamento è previsto, aspettiamo circa due settimane dalla fine del ciclo: il colore si stabilizza e l'adesivo lavora su uno smalto normale. Ne parliamo nel percorso di estetica dentale che precede qualunque progetto.
Tutti i dettagli tecnici, materiali compresi, stanno nella pagina dedicata alle faccette dentali.
Chi arriva da Quarrata o da Agliana come si organizza?
Lo studio è in Via Machiavelli 27, a due passi dal raccordo, con parcheggio riservato ai pazienti: da Quarrata, Agliana o Montale si entra e si esce senza cercare posto.
Chi viene in treno ci mette dieci minuti a piedi dalla stazione di Pistoia. Da Serravalle Pistoiese, Casalguidi e Montemurlo il raccordo scarica praticamente davanti alla porta.
Dalle frazioni — Bottegone, Candeglia, Pontelungo, Capostrada, San Jacopo, Valdibrana — arrivano molti dei nostri pazienti nella pausa pranzo: siamo aperti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, senza chiusura a mezzogiorno.
Le sedute di prova e cementazione le concentriamo volentieri nella stessa settimana, così chi lavora fuori città fa meno viaggi. Altri riferimenti sullo studio li trovi nella pagina di Pistoia.
Il primo passo è una visita: guardiamo smalto, gengive e morso, ti diciamo con franchezza se le faccette in ceramica sono la strada giusta o se ne basta una più semplice. Chiamaci allo 0573 32937, scrivici su WhatsApp al 331 6607774 oppure prenota il tuo appuntamento su https://prenota.adamanti.it/prenota/pistoia. Una prima visita non ti impegna a iniziare nulla.
Domande frequenti
La ceramica è resistente alla masticazione normale, ma non ama i carichi anomali: aprire buste con i denti, mordere ghiaccio o digrignare di notte. Se stringi i denti nel sonno, valutiamo un bite di protezione prima ancora di progettarle. È la stessa attenzione che chiediamo per corone e intarsi.
No, non del tutto: la piccola quantità di smalto rimossa non si ricostituisce. Per questo la preparazione si tiene al minimo e in alcune situazioni si resta a zero limatura. È anche il motivo per cui discutiamo sempre prima le alternative meno invasive.
Dipende da quanti denti si vedono quando sorridi: a volte due, più spesso da sei a dieci nell'arcata superiore. Il numero si decide guardando la linea del sorriso e la simmetria, non a tavolino. Anche la posizione dei canini conta.
Raramente: dietro il carico masticatorio è alto e i restauri di scelta sono intarsi o corone. Le faccette lavorano sui denti anteriori, dove conta la superficie visibile. Se un molare è compromesso, la valutazione è tutt'altra.
Come i denti naturali: spazzolino con setole morbide, dentifricio poco abrasivo e filo o scovolino ogni giorno, con attenzione al margine gengivale. In studio l'igienista usa strumenti compatibili con la ceramica. I controlli periodici servono soprattutto a leggere quel margine.
Questa guida è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Faccette dentali a Pistoia >
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Scritto e revisionato da Dott. Pietro Palandri · Chi si cura a Pistoia.