Serrare i denti sotto stress non è il bruxismo notturno
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Revisione medica di Dott. Marco Spinicci, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Pistoia n. 32 — verificato il 18.08.2026
18 agosto 2026 · 7 min di lettura
Riassunto:
Di giorno la morsa è ferma e silenziosa, e nessuno te la segnala. È l'unica forma di sovraccarico che puoi interrompere mentre sta succedendo.
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Stringere i denti davanti a uno schermo e digrignarli nel sonno sono due cose diverse, e non si affrontano allo stesso modo. Di giorno la morsa è ferma: nessun rumore, nessuno che dorme accanto e te lo dice, e può durare minuti interi senza che tu la registri. Ma sei sveglio, e questo cambia tutto. È l'unico sovraccarico che puoi interrompere nell'istante in cui te ne accorgi, e la parte difficile è proprio quell'istante.
Sono Marco Spinicci, mi occupo di gnatologia e posturologia nello studio di Pistoia. In poltrona la frase che sento più spesso è: «dottore, credo di digrignare». Poi, chiedendo meglio, si scopre che di notte non c'è nessun segno e che la mandibola è stanca alle sei di sera. Sono due storie diverse. Vale la pena non confonderle.
Di giorno il freno c'è. Sei tu che lo tieni premuto
Quando sei sveglio le protezioni funzionano. I recettori dentro il legamento del dente e nei muscoli sanno quanta forza stai applicando, e se esageri la contrazione si spegne da sola prima di far danno. Nel sonno quel controllo si allenta, e per questo il digrignamento notturno può andare avanti per ore senza che nessuno lo fermi.
Di giorno no. Di giorno la morsa non sfugge al controllo: è un'abitudine motoria che hai imparato, e che si accende quando l'attenzione va tutta da un'altra parte. Il traffico, una mail che non sai come rispondere, l'ultima serie in palestra, una telefonata che va per le lunghe.
E poi c'è il punto che sorprende quasi tutti: i denti non dovrebbero toccarsi quasi mai. Sommando i pasti e le deglutizioni, il contatto vero è questione di minuti in tutta la giornata. Il resto del tempo la posizione fisiologica è a bocca chiusa e arcate distanti di un paio di millimetri, con la lingua appoggiata al palato. Se invece stanno a contatto per mezz'ora di fila, il muscolo non ha mai il tempo di lasciare.
Non stai digrignando: stai stringendo e stando fermo
La differenza non è una sfumatura di vocabolario, perché lascia segni diversi.
Il digrignamento è movimento: due superfici che strisciano l'una sull'altra e si lucidano, e alla fine si vedono i bordi degli incisivi appiattiti. Il serramento è statico. Non striscia niente, quindi l'usura da attrito può essere modesta o assente, e chi si aspetta di trovare i denti consumati non trova nulla e conclude che va tutto bene.
Quello che si sovraccarica è il muscolo. E il muscolo ha un suo orario: la mandibola pesante nel pomeriggio, il fastidio davanti all'orecchio che compare verso sera, il dolore alle tempie che sale mentre la giornata va avanti — l'opposto esatto di chi si sveglia già indolenzito. Altre volte compare una sensibilità nuova al colletto dei denti, o una linea biancastra all'interno della guancia, all'altezza dove le arcate si incontrano.
Qui devo dire una cosa che non è comoda: guardando solo lo smalto consumato, io non posso dirti quale delle due cose l'ha consumato. La superficie racconta che è successo. Non racconta a che ora.
Come te ne accorgi, se per definizione non lo senti
Non lo senti mentre lo fai. Lo cogli nell'attimo in cui qualcosa ti distrae e ti «trovi» con i denti addosso — ed è esattamente su quell'attimo che si lavora.
- I contesti. Quasi sempre sono pochi e ripetuti: la guida, lo schermo, il sollevare pesi, le riunioni. Chi scende da San Marcello o da Marliana d'inverno, con la strada come viene, arriva in studio con la mandibola già dura: la statale dell'Abetone sotto la neve è un contesto come un altro.
- La sera. Stanchezza a masticare a cena, o la sensazione di dover «riaprire» la bocca.
- La lingua e le spalle. Spesso la lingua spinge contro il palato con forza e le spalle stanno alte: il serramento raramente viaggia da solo.
Nessuno di questi segni, da solo, dimostra niente. Insieme, e con un orario coerente, iniziano a essere una storia.
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Dove non c'è accordo, e cosa non so
Lo stress viene chiamato in causa sempre, e la correlazione esiste. Però è larga. Vedo persone in periodi durissimi che non stringono niente e persone tranquille che serrano tutto il giorno davanti a un foglio di calcolo. Chiamarla «causa» è comodo e spesso è imprecisa: nella pratica si comporta più come un amplificatore di un'abitudine che c'era già.
Sul quanto faccia danno, poi, i colleghi non la pensano allo stesso modo. Alcuni considerano il serramento diurno un problema muscolare e poco più; altri lo ritengono capace, nel tempo, di incrinare lo smalto e di far cedere ricostruzioni. Io sto in mezzo, e la risposta che dò dipende da due cose che vanno misurate su quella persona: quante ore al giorno succede e con quanta forza. Un'occlusione già segnata e qualche corona in bocca spostano il giudizio.
C'è anche un limite tecnico da mettere in chiaro. A casa non esiste un modo semplice per misurarlo: esistono sensori che registrano l'attività muscolare, ma sono strumenti da ricerca e non li uso nella routine. Quello che ho è il tuo diario e le mie mani.
La placca, di giorno, non è la risposta
Questa è la parte che sorprende chi arriva convinto di dover ordinare un bite.
Un dispositivo tra le arcate serve a proteggere quando non puoi decidere, cioè nel sonno. Di giorno decidi tu: e uno spessore in bocca ti dà anche qualcosa su cui premere, senza contare che per parlare e per mangiare lo togli — quindi non c'è nelle ore in cui il problema si presenta. Se invece c'è anche una quota notturna, il discorso cambia, e allora vale quello che ho scritto su che cosa fa e non fa una placca occlusale.
Sul serramento diurno funziona un'altra cosa, meno elegante: rendere visibile l'abitudine finché si spegne da sola. Promemoria sparsi nella giornata, un adesivo sul monitor, e ogni volta che te ne accorgi la stessa sequenza — espiri, stacchi le arcate, lasci la lingua al palato. Va rifatto decine di volte prima che tenga. Non è una terapia affascinante, ma è quella che smonta l'abitudine, e nel frattempo si tratta il muscolo contratto e si sistemano i denti che hanno già ceduto, che è lavoro di conservativa o di protesi.
Cosa faccio in visita, e cosa non serve fare

Palpo massetere e temporale e ti chiedo se quello che senti sotto le mie dita è il fastidio che conosci. Misuro l'apertura. Guardo quale dente arriva prima quando chiudi, dove le arcate si toccano quando le fai scivolare, se ci sono incrinature sui denti che portano ricostruzioni vecchie. Poi mettiamo in ordine gli orari: quando peggiora, quando passa, cosa stavi facendo.
La TAC cone beam in studio ce l'abbiamo, ed è utilissima per altro. Per questo, quasi sempre, non serve: una lastra tridimensionale mostra ossa, non ore di contrazione. Prescriverla per un problema muscolare significa far pagare radiazioni a vuoto.
Un'ultima nota organizzativa, che conta se vieni da fuori Pistoia. Siamo sei odontoiatri su quattro sale: se scendi dalla montagna pistoiese o dalla piana e ti servono due appuntamenti, in segreteria si può chiedere di accorparli nella stessa mattinata. Va chiesto quando si fissa, però, non il giorno prima.
Da domani, quattro sveglie
Metti quattro promemoria sul telefono, distribuiti nella giornata: metà mattina, primo pomeriggio, fine pomeriggio, dopo cena. Quando suonano, annota una cosa sola: i denti si stavano toccando, sì o no. Niente commenti.
Sette giorni bastano. Se i «sì» sono concentrati in una fascia precisa hai già trovato il contesto da attaccare, e quel foglio in visita vale più di mezz'ora di racconto a memoria.
Se stringo i denti di giorno mi serve il bite?
Non come prima mossa. La placca protegge nelle ore in cui non hai il controllo, cioè la notte; di giorno la togli per parlare e per mangiare, e proprio nelle ore critiche non c'è. Se coesiste una quota notturna può avere senso, ma è una decisione che si prende dopo aver capito quando succede, non prima.
Come distinguo il serramento diurno dal digrignamento notturno?
Dall'orario. I sintomi della notte ci sono al risveglio e si attenuano nella mattinata; quelli del giorno crescono con le ore e sono peggiori la sera. Le due cose convivono spesso, e in quel caso si trattano su due binari separati.
Serrare i denti può dare mal di testa e dolore al collo?
Sì, e capita di frequente: il temporale è un muscolo largo che sta sulla tempia, e una contrazione prolungata dà un dolore sordo che molti attribuiscono ad altro. Il collo può entrare nel quadro perché la mandibola non lavora isolata. Non è automatico, e non tutti i mal di testa vengono da qui: serve la visita per capire se questa strada spiega il tuo caso o va cercata altrove.
Quando è il momento di prenotare una visita?
Quando i sintomi tornano più giorni alla settimana, o quando ti accorgi che una ricostruzione si scheggia, un dente diventa sensibile senza carie, la mandibola fa fatica a fine giornata. Il momento clinicamente utile è mentre il problema è ancora muscolare e i denti sono integri: lì si lavora sull'abitudine e basta. Se aspetti che siano i denti a cedere, il conto delle cose da rifare si allunga. Il modulo nella pagina contatti o il telefono vanno bene entrambi.
Studio Dentistico Palandri e Spinicci — Via Niccolò Machiavelli 27, Pistoia. Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00. Telefono 0573 32937, oppure il modulo nella pagina contatti.
Questo articolo è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Bite e cura del bruxismo a Pistoia >
Opinioni sullo studio dentistico di Pistoia




Competenza e cura meticolosa dei problemi dentali del paziente. Molto consigliato.
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Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
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