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4 prove di gengive sane oltre a quello che vedi

Studio Dentistico Palandri e Spinicci > Guide per Pistoia > Cura della parodontite > 4 prove di gengive sane oltre a quello che vedi

Il Dott. Lorenzo Del Dotto in sala operativa mentre valuta gengive sane in un paziente a Pistoia

Revisione medica di Dott. Lorenzo Del Dotto, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Lucca n. 608 — verificato il 19.09.2026

Chi si cura a Pistoia · 19 settembre 2026 · 7 min di lettura

Riassunto:

Gengive sane vuol dire attacco stabile, non solo assenza di dolore: come si misurano e come si mantengono. Lo spiega il dentista a Pistoia.

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Gengive sane vuol dire tessuto rosa, bordo sottile aderente al dente e un solco che la sonda non supera di tre millimetri. Non è l'assenza di dolore a stabilirlo: una gengiva può stare zitta per anni mentre l'osso sotto si abbassa. La salute della gengiva si misura, non si percepisce.

Sono il Dott. Lorenzo Del Dotto e in Via Machiavelli 27 a Pistoia mi occupo di conservativa, endodonzia, parodontologia, protesi fissa e protesi mobile.

Cosa rende sana una gengiva, oltre al colore?

Tre cose insieme: l'aspetto, il millimetraggio del solco e la tenuta nel tempo.

Il colore è il primo indizio, non la prova. Ho visto bocche rosa e ordinate allo specchio con tasche da cinque millimetri fra i molari.

  • Colore. Rosa uniforme, con sfumature più scure in chi ha carnagione olivastra: la variazione individuale è normale e non è un problema.
  • Bordo. Sottile, appoggiato al dente come una lama. Gonfio e arrotondato significa placca che lavora da giorni in quel punto.
  • Solco. La sonda scende fino a tre millimetri e si ferma. Oltre quella soglia si parla di tasca, cioè di uno spazio che nessuno spazzolino raggiunge.
  • Osso. In radiografia la cresta segue il profilo dei colletti, senza avvallamenti a cucchiaio.

Una bocca può essere in ordine ovunque e cedere in un solo spazio. Succede spesso dietro, dove lo spazzolino gira largo.

Perché una gengiva malata può non dare nessun fastidio?

Perché la parodontite avanza senza dolore: l'attacco si stacca in silenzio e i sintomi arrivano quando il dente comincia a muoversi.

È la parte che sorprende di più chi viene per un controllo di routine e si sente dire che due denti hanno perso supporto. Non faceva male niente.

Il fumo complica ancora la lettura. Restringe i vasi e tiene il tessuto pallido anche quando sotto c'è infiammazione attiva.

Per questo il percorso di cura della parodontite parte sempre da una misurazione e mai da un'impressione a occhio.

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Una gengiva sana resta tale da sola?

No: la placca si riorganizza in poche ore, quindi la salute gengivale è una manutenzione quotidiana più un richiamo periodico.

Non è una condizione che si conquista una volta. È uno stato che si mantiene, come la pressione o il peso.

  • Il margine. Lo spazzolino va appoggiato proprio dove il dente incontra la gengiva, con movimenti corti e pazienti.
  • Gli spazi. Scovolino della misura giusta o filo: quasi tutte le gengiviti nascono lì, non sulle superfici esterne.
  • Il tartaro. Una volta calcificato non si toglie a casa, con nessuno strumento e nessuna tecnica.

Intorno agli impianti il discorso cambia ancora. La mucosa non ha lo stesso attacco del dente naturale, quindi chi porta impianti dentali ha bisogno di richiami più ravvicinati e di un'igiene specifica.

La quarta sala operativa dello studio dentistico di Pistoia
La quarta sala operativa dello studio dentistico di Pistoia

Quando non serve una terapia delle gengive?

Quasi sempre basta la strada più semplice: una seduta di igiene professionale e una tecnica corretta a casa. Il resto viene dopo, se i numeri lo chiedono.

Molte bocche arrivate qui preoccupate hanno una gengivite semplice. Tolto il tartaro e ripresa la pulizia fra i denti, di solito nelle due settimane successive il tessuto cambia aspetto.

Non serve andare oltre quando:

  • Il sondaggio sta entro i tre millimetri. Non ci sono tasche da pulire in profondità, quindi non c'è niente da strumentare sotto il margine.
  • La radiografia non mostra perdita di osso. L'attacco del dente è integro e regge.
  • Il quadro è recente. Un'infiammazione di poche settimane in genere risponde alla sola igiene.
  • I punti critici sono due o tre. Di solito è placca ferma in una zona difficile da raggiungere, non una malattia diffusa.

Quando invece le tasche superano i quattro millimetri e l'osso è già intaccato, l'igiene sopra il margine non basta: si lavora sotto, con la levigatura delle radici, un quadrante per volta. Dirlo prima evita di scoprirlo dopo.

Che numeri lascia una visita delle gengive?

Un sondaggio in sei punti intorno a ogni dente, più una radiografia quando i millimetri lo richiedono.

La sonda è graduata in millimetri e si appoggia con pressione leggera. Dove il tessuto è infiammato può dare fastidio: anche quello è un dato che si registra, punto per punto.

Con i numeri scritti la conversazione cambia tono. Non si parla di gengive delicate, si parla di quel dente, in quel punto, con quel millimetraggio. È il senso della prima visita.

Attenzione a un caso che confonde: un gonfiore fisso sopra la radice di un dente già devitalizzato spesso non nasce dalla gengiva, ma dall'interno del dente, e riguarda l'endodonzia.

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Ogni quanto controllare le gengive se arrivo da fuori Pistoia?

Con gengive sane il controllo è semestrale; dopo una terapia delle tasche si scende a tre o quattro mesi.

La distanza pesa sulla costanza, e si vede. Chi arriva da Quarrata, da Agliana o da Montale ha venti minuti di strada e tende a spostare il richiamo di qualche settimana. Poi le settimane diventano un anno.

Per questo lo studio di Pistoia sta in Via Machiavelli 27, vicino al raccordo, con il parcheggio riservato ai pazienti: si entra e si esce senza cercare posto. Chi viene in treno trova la stazione a dieci minuti a piedi.

Gli orari vanno dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19. Una seduta di igiene con controllo del margine occupa in genere quarantacinque minuti, e chi lavora a Serravalle Pistoiese o a Casalguidi la incastra nella pausa lunga.

Con chi arriva da Bottegone, Candeglia o Pontelungo fissiamo il richiamo successivo prima che esca dalla porta. È il modo più semplice per non perderlo.

Il primo passo è una visita in cui si misura solco per solco, si legge la radiografia quando serve e si capisce se quello che vedi allo specchio corrisponde a quello che succede sotto. Chiama lo 0573 32937 oppure scegli l'orario su prenota.adamanti.it.

Domande frequenti

  • Sì. Una recessione stabile, senza tasca e senza infiammazione, è tessuto in ordine che si è spostato: il dente sembra più lungo, ma l'attacco tiene. Il problema nasce quando alla recessione si somma la tasca, perché lì sotto si sta perdendo osso. La differenza la fa la sonda, non l'aspetto.

  • Da solo no. Riduce la carica batterica in superficie, ma non stacca la placca organizzata e non tocca minimamente il tartaro. Serve l'azione meccanica: spazzolino sul margine e scovolino o filo negli spazi. Il collutorio è un supporto per periodi definiti, non una terapia.

  • Il tessuto diventa un po' più sottile e i colletti tendono a scoprirsi, ma perdere supporto non è una conseguenza normale degli anni. Molti pazienti oltre i settanta hanno millimetraggi buoni. Se l'osso si abbassa, c'è una causa da cercare: placca, fumo, diabete non compensato o un carico sbagliato.

  • Sì, e capita spesso. L'alito può nascere dal dorso della lingua, dallo stomaco, dalle tonsille o da una bocca secca, non per forza dal margine gengivale. Se però il tessuto sanguina e c'è tartaro sotto il bordo, quella è la prima pista da escludere.

  • Su una bocca stabile una volta l'anno è sufficiente. Dopo una terapia delle tasche si ripete a qualche mese di distanza, per confrontare i millimetri con quelli di partenza. Il confronto fra due sondaggi dice molto più del singolo numero letto una volta sola.

  • Quando l'infiammazione è limitata al tessuto molle e non ha toccato l'osso, in genere il margine si riassesta nelle settimane successive alla rimozione della causa. Se invece il supporto osseo si è già perso, quello non si ricostruisce da solo. Si lavora allora per rallentare la progressione e tenere sotto controllo i millimetri nel tempo.

Questa guida è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Cura della parodontite a Pistoia >

I nostri pazienti raccontano

Opinioni sullo studio dentistico di Pistoia

4,7 su 5 in base a 18 recensioni GoogleLeggi tutte le recensioni su Google
Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti!
Elisabetta Grillandini
Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente!
Lorenzo Carmeci
Professionali Cordiali Pazienti e amorevoli con i bambini
margherita scillieri
Competenza e cura meticolosa dei problemi dentali del paziente. Molto consigliato.
Daniele Pedocchi
Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
Paolo Ricci
Qui ho trovato ottima professionalità e grande sensibilità.
Anthony Napolitano

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Scritto e revisionato da Dott. Lorenzo Del Dotto · Chi si cura a Pistoia.