Denti consumati: capire se è il digrignamento o l'acido
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Revisione medica di Dott. Marco Spinicci, Odontoiatra dello studio, Albo Odontoiatri di Pistoia n. 32 — verificato il 14.08.2026
14 agosto 2026 · 7 min di lettura
Riassunto:
Bordi degli incisivi assottigliati e cuspidi scavate si somigliano da lontano. Da vicino hanno due forme diverse, e la cura cambia di conseguenza.
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I denti si accorciano per due strade che non hanno niente in comune. Una è meccanica: dente contro dente, migliaia di volte, e lo smalto viene raschiato via. L'altra è chimica: un acido ammorbidisce la superficie e la porta via senza che nessuno strofini niente. Da lontano il risultato si assomiglia. Da vicino ha due forme diverse, e confonderle è il motivo per cui certe ricostruzioni si scavano attorno dopo due anni.
Sono Marco Spinicci, mi occupo di gnatologia e posturologia nello studio di Via Machiavelli, a Pistoia. Quando qualcuno si siede e dice che i denti gli sembrano più corti di una volta, la domanda utile non è cosa fare. È da dove viene.
L'attrito lascia piani che combaciano
L'usura da sfregamento ha un aspetto molto riconoscibile: superfici piatte, lucide, con i bordi netti. Sembrano limate. E in un certo senso lo sono, perché due superfici dure che scorrono l'una sull'altra si spianano a vicenda.
Il dettaglio che conta davvero è un altro, e non si vede in una foto. Le faccette dell'arcata di sopra e quelle di sotto sono speculari: se ti faccio chiudere e poi scivolare in una direzione precisa, si incastrano l'una nell'altra come due pezzi che appartengono allo stesso puzzle. Quando succede, la discussione è chiusa. Quel dente è stato consumato da quell'altro dente, e conosciamo anche il movimento.
C'è poi un segno che sfugge quasi a tutti. Dove lo smalto è già stato attraversato, la dentina sottostante — che è più tenera — resta comunque allo stesso livello dello smalto attorno. Il piano è unico. La forza meccanica non fa preferenze fra tessuti duri: appiattisce tutto insieme.
L'acido lascia conche, e non combacia con niente
L'erosione chimica lavora in un altro modo, e lascia un'altra firma.
Le superfici diventano lisce, arrotondate, un po' opache, come sassi di fiume. Sulle punte delle cuspidi dei molari compaiono piccole concavità a cratere: cominciano come una fossetta grande quanto una capocchia di spillo e si allargano. Sui denti davanti i bordi si assottigliano e diventano traslucidi in controluce, e la faccia interna degli incisivi di sopra può farsi liscia e come scavata.
Qui la dentina, più tenera, cede più in fretta dello smalto che la circonda. Risultato: la conca si approfondisce e attorno resta un cercine di smalto in rilievo. È l'opposto esatto del piano unico dell'attrito.
E poi c'è il segno più semplice di tutti, quello che puoi cercare da solo con la lingua. Un'otturazione o un intarsio che sporgono rispetto al dente attorno. Il composito, la ceramica e il metallo non si sciolgono nell'acido. Il dente sì. Se un vecchio restauro è diventato un gradino in rilievo, non si è alzato lui: si è abbassato tutto il resto.

Un'ultima differenza, silenziosa ma decisiva: le superfici erose non combaciano con niente. Non c'è una controparte nell'altra arcata, perché non c'è stato nessun contatto. Cercarla e non trovarla è già una risposta.
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Il terzo caso, quello che sta sui colletti
Esistono anche solchi a cuneo proprio al confine con la gengiva, spesso dolorosi al freddo. Non sono né l'una né l'altra cosa in purezza: ci finiscono dentro lo spazzolamento troppo energico, l'acido e il carico masticatorio, in proporzioni su cui si discute. Li nomino perché vengono scambiati per carie con una certa regolarità.
Perché la terapia non è la stessa
Se l'usura è meccanica ed è ancora in corso, prima di ricostruire serve mettere qualcosa di sacrificabile fra le arcate. Una placca notturna in resina rigida non spegne il digrignamento — offre una superficie che si consuma al posto dello smalto. Ricostruire senza quella protezione significa mettere il materiale nuovo esattamente dove il vecchio è stato distrutto, e aspettarsi che vada diversamente.
Se invece l'usura è chimica, la placca non risolve niente. Anzi: indossata subito dopo aver bevuto qualcosa di acido, trattiene quel liquido contro i denti per ore. Qui il lavoro è tutto sulla fonte. Se è alimentare si guarda quante volte al giorno la bocca incontra l'acido, non la quantità totale — il numero di esposizioni pesa più del volume. Se il sospetto è che l'acido arrivi dallo stomaco, non è materia mia e lo dico chiaramente: si va dal gastroenterologo, e nel frattempo si protegge. In mezzo ci sta la parte di igiene e prevenzione, con richiami più ravvicinati del solito e prodotti che rimineralizzano la superficie invece di lucidarla via.
Poi, in entrambi i casi, si ricostruisce. Ma la sequenza cambia: nell'usura da acido attiva il margine di un restauro si scava attorno mentre il resto del dente continua a perdere superficie, e il gradino si riforma. Lì la conservativa o la protesi arrivano dopo, non prima.
Dove la risposta onesta è «dipende»
Nella maggior parte delle bocche che vedo le due cose convivono. Un dente ammorbidito dall'acido si consuma più in fretta sotto carico, e il carico apre la strada all'acido successivo. Separarle in percentuali sarebbe una finzione.
Poi c'è quello che alla prima visita non si può sapere: se il processo è ancora attivo o si è fermato anni fa. Lo smalto perso non si aggiorna, resta lì com'è, e non ha una data sopra. Per questo prendo le impronte, tengo i modelli e faccio le foto, e li riguardo a mesi di distanza. Se il quadro si muove, sappiamo. Se è identico, sappiamo l'altra cosa.
E c'è un punto su cui fra colleghi non andiamo d'accordo: quanto pesi davvero il carico occlusale nella formazione dei solchi sui colletti. C'è chi la considera una spiegazione dimostrata e chi la ritiene una teoria elegante che regge poco. Io sto nel mezzo, e quando devo decidere guardo se quel dente ha anche una faccetta di usura che combacia. Se ce l'ha, ci credo di più.
Una cosa che qui aiuta: gnatologia e parte protesica le seguo io. Chi stabilisce da cosa viene l'usura è la stessa persona che poi decide come e quando ricostruirla, il che toglie di mezzo il passaggio in cui due valutazioni non si parlano.
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Da fare stasera, davanti allo specchio
Due minuti. Passa la punta della lingua sulle superfici masticanti dei molari, di sopra e di sotto, e cerca gradini: un'otturazione che sporge è il segnale più leggibile che esista. Poi mettiti davanti a una finestra e guarda i bordi dei denti davanti in controluce. Se l'ultimo millimetro è grigiastro e traslucido, lì lo smalto è già sottile.
E se bevi qualcosa di acido, non lavare i denti subito dopo: aspetta. Lo smalto in quei minuti è ammorbidito, e lo spazzolino su una superficie ammorbidita toglie più di quanto pulisca.
Se smetto di digrignare, i denti tornano come prima?
No. Lo smalto non si rigenera: quello che se n'è andato va ricostruito con un materiale, oppure si lascia com'è e si tiene sotto controllo. Fermare la causa serve a un'altra cosa, che è comunque la più importante: impedire che quello che resta faccia la stessa fine.
Come faccio a distinguerli da solo allo specchio?
Per grandi linee sì, con due domande. Le superfici consumate sono piatte e lucide come limate, oppure lisce e scavate a conca? E le vecchie otturazioni sono a filo del dente o sporgono? Piatto e a filo tira verso l'attrito, scavato e sporgente verso l'acido. Il resto — la corrispondenza fra le due arcate — richiede una mano che ti faccia chiudere e muovere.
Devo per forza risolvere la causa prima di ricostruire?
Dipende da quanta struttura resta. Se il dente è ancora abbondante si può aspettare, chiarire da dove viene il danno e ricostruire quando il quadro è più chiaro. Se invece la dentina è ampiamente esposta e il dente è sensibile a tutto, si copre prima e si continua a indagare dopo, perché rimandare costa più struttura.
Vengo dalla montagna: quanti appuntamenti servono per capirci qualcosa?
Per la diagnosi uno, con le impronte e le foto fatte lo stesso giorno. Il secondo passaggio serve a vedere se qualcosa si è mosso, e non è prima di qualche mese. Chi scende dalla montagna pistoiese fa mezz'ora abbondante di statale: in segreteria conviene chiedere subito di accorpare quel controllo con l'igiene nella stessa mattinata, perché le sale sono quattro e all'ultimo momento gli incastri non ci sono.
Studio Dentistico Palandri e Spinicci — Via Niccolò Machiavelli 27, Pistoia. Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00. Telefono 0573 32937, oppure il modulo nella pagina contatti.
Questo articolo è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Bite e cura del bruxismo a Pistoia >
Opinioni sullo studio dentistico di Pistoia




Qui ho trovato ottima professionalità e grande sensibilità.
Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti!
Competenza e cura meticolosa dei problemi dentali del paziente. Molto consigliato.
Professionali Cordiali Pazienti e amorevoli con i bambini
Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente!
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